“I dipendenti usano già ChatGPT, Copilot o altri tool”
Non esistono regole comuni su strumenti ammessi, dati inseribili, verifica degli output e responsabilità.
L’intelligenza artificiale (AI) è già entrata in azienda: un tool generativo usato da un collaboratore, una funzione AI integrata nel gestionale, un sistema scelto da un fornitore. La domanda non è se usarla, ma se l’organizzazione sa dove, da chi, con quali dati e secondo quali regole.
Lo Studio Legale Passaro offre a Milano consulenza sull’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689, alle aziende, in particolare alle piccole e medie imprese (PMI): trasformare usi frammentati in una governance comprensibile e proporzionata, fatta di strumenti censiti, ruoli, regole interne, fornitori e formazione.
Chi cerca una consulenza sull’uso dell’AI in azienda raramente parte da un sistema: di solito parte da una situazione che si è già creata.
Non esistono regole comuni su strumenti ammessi, dati inseribili, verifica degli output e responsabilità.
Le diverse funzioni adottano software in autonomia, o usano funzionalità AI già integrate in programmi che l’azienda ha da tempo.
Occorre capire il ruolo dell’azienda, la finalità, i dati coinvolti, il fornitore e le verifiche necessarie, prima di firmare.
Selezione e valutazione delle persone, scoring, accesso a servizi o altri processi decisionali possono richiedere una maggiore attenzione.
L’impresa vuole regole concrete su strumenti ammessi, dati utilizzabili, output e responsabilità, non un documento di principio.
Occorre strutturare misure di AI literacy proporzionate a ruolo, utilizzo e contesto.
Sono situazioni diverse con la stessa radice: l’AI è già in azienda, ma nessuno ha ancora una visione d’insieme di dove, come e secondo quali regole viene usata.
Una AI Policy può essere un ottimo punto di partenza, ma da sola non governa l’uso dell’intelligenza artificiale: è uno strumento organizzativo, non un obbligo generale dell’AI Act e non un sostituto del processo.
Senza un censimento, le regole si applicano a ciò che si conosce, non a ciò che si usa davvero.
Se ogni funzione acquista per conto proprio, l’approvazione arriva dopo l’adozione.
Dati personali, informazioni riservate, documenti dei clienti: senza indicazioni chiare la scelta resta individuale.
Un risultato generato da un sistema AI va controllato prima di essere usato, e qualcuno deve averne la responsabilità.
Nuove funzioni, nuovi usi o nuovi fornitori possono cambiare la qualificazione e i presidi necessari.
Condizioni d’uso, informazioni disponibili e ripartizione delle responsabilità vanno lette prima, non dopo.
La governance è un processo, non un documento.
Per governare l’uso dell’AI in azienda occorre prima sapere che cosa esiste, poi capire che cosa comporta, infine costruire i presidi. È un metodo organizzativo, non una checklist normativa uguale per tutti.
Il punto di partenza è l’uso reale, non quello dichiarato.
Ogni caso d’uso pone domande diverse, e le informazioni mancanti fanno parte del quadro.
I presidi si scelgono in proporzione a uso, ruoli e rischi.
Non tutti i presidi servono a tutte le imprese: policy, registro e procedure sono strumenti di governance, da calibrare sull’uso effettivo dell’AI e non obblighi che l’AI Act impone in modo generalizzato.
Gli obblighi dell’AI Act cambiano in funzione del ruolo dell’organizzazione e del sistema concreto. Per molte PMI il ruolo sarà spesso quello di deployer, cioè di chi utilizza il sistema, ma non va presupposto: modificare un sistema, integrarlo in un prodotto proprio o cambiarne la destinazione d’uso può comportare responsabilità diverse.
L’AI Act è entrato in applicazione in modo progressivo, con calendari differenziati e modifiche recenti. Che cosa si applichi a un’impresa va verificato caso per caso, sul ruolo, sul sistema e sulla disposizione. Per un approfondimento: che cosa devono fare i deployer.
Chi sviluppa un sistema AI, o lo fa sviluppare, per metterlo a disposizione con il proprio nome.
Chi utilizza un sistema AI sotto la propria responsabilità, per esempio nei processi aziendali.
Importatori, distributori, o organizzazioni che svolgono più attività sullo stesso sistema: il ruolo si valuta sui fatti.
La consulenza AI Act per le aziende combina diritto, governance e processi: lo Studio interviene sull’assetto nel suo insieme o su singole aree, in base a dimensioni, settore e uso effettivo dell’AI.
Sapere che cosa si usa, chi risponde e come si introduce un nuovo strumento.
Regole operative che le persone possano applicare.
I sistemi AI arrivano spesso da fornitori: i rapporti con loro vanno letti e regolati.
Misure proporzionate a ruoli e utilizzo, non un corso uguale per tutti.
Quando esiste un sistema concreto da qualificare e non è chiaro quali verifiche servano, il punto di partenza è AI Risk Overview.
Vai al servizioQuando l’uso dell’AI comporta il trattamento di dati personali, AI Act e GDPR vanno coordinati. Il quadro privacy (informative, ruoli, fornitori, valutazioni d’impatto) è trattato nella pagina dedicata.
Privacy & Data ProtectionPrima di costruire policy, procedure o assessment complessi, occorre capire come il sistema AI viene qualificato, quale ruolo assume l’organizzazione e quali verifiche sono effettivamente necessarie.
AI Risk Overview è il servizio preliminare sviluppato dallo Studio per questo primo inquadramento di un sistema AI concreto: un metodo professionale interno, basato su un motore logico deterministico, il cui esito è sempre revisionato dal professionista.
Dall’uso reale dell’AI alla costruzione di una governance che l’impresa possa mantenere nel tempo.
Strumenti, persone, processi, vendor, dati e finalità: da qui si parte, non dai modelli di policy.
Comprendiamo:
Quando esiste un sistema concreto da qualificare, il percorso può passare da AI Risk Overview.
Policy, procedure, responsabilità, registro o inventario, formazione e gestione dei vendor, con aggiornamento nel tempo quando strumenti e usi cambiano.
L’approccio è proporzionato all’impresa. Lo Studio non rilascia certificazioni e nessun assetto può garantire una conformità assoluta: ogni valutazione dipende dai sistemi effettivamente utilizzati.
Avv. Lorenzo Passaro
La competenza dello Studio sull’AI nasce dalla pratica della protezione dei dati e dalla compliance tecnologica, e si è estesa alla classificazione e alla governance dei sistemi di intelligenza artificiale.
Il team dello StudioLo Studio ha sviluppato internamente un metodo strutturato per trasformare il ragionamento giuridico in criteri di valutazione coerenti e ripetibili. Il metodo è ad uso dello Studio ed è basato su un motore logico deterministico: prima il ragionamento giuridico, poi la struttura, poi il codice.
Non è un sistema di AI che presta consulenza legale, né un software venduto in autonomia, né uno strumento che certifica la conformità: ogni esito è revisionato dal professionista.
Le questioni che imprenditori, responsabili legal, HR e IT pongono più spesso a un avvocato per l’AI Act quando l’intelligenza artificiale è già in uso.
Dipende. Il fatto di utilizzare uno strumento di uso generale non determina da solo quali obblighi si applichino: contano il modo in cui viene usato, la finalità, il ruolo dell’organizzazione e il contesto. Anche quando gli obblighi specifici sono limitati, l’uso di questi strumenti in azienda pone comunque questioni pratiche (quali dati si inseriscono, chi verifica gli output, quali strumenti sono ammessi) che una governance proporzionata può risolvere. Che cosa valga nel caso concreto va verificato sull’uso effettivo.
Non esiste una regola generale che imponga a ogni impresa di adottare una AI Policy. Può però essere un presidio organizzativo molto utile quando più persone utilizzano strumenti AI: definisce gli strumenti ammessi, i dati che si possono inserire, le responsabilità e le verifiche sugli output. Contenuto e livello di dettaglio vanno proporzionati all’uso reale dell’AI in azienda, e la policy funziona se è inserita in un processo, non se resta un documento isolato.
Non esiste un obbligo generale, valido per ogni PMI, di tenere un registro degli strumenti AI. Per determinati sistemi e ruoli possono però esserci obblighi specifici di documentazione e conservazione di informazioni. In ogni caso, censire strumenti e casi d’uso è spesso il presupposto pratico di una governance efficace: senza sapere che cosa si usa non è possibile qualificarlo né regolarlo.
Significa adottare misure, proporzionate, a supporto dello sviluppo delle competenze delle persone che utilizzano sistemi AI per conto dell’organizzazione, tenendo conto di ruolo, contesto d’uso e conoscenze di partenza. Non esiste un corso standard obbligatorio: la formazione può essere uno degli strumenti, insieme a regole operative chiare e a indicazioni sui limiti e sui rischi degli strumenti. Poiché il quadro normativo è stato oggetto di modifiche recenti, conviene verificarlo sul testo vigente.
Dipende dal rapporto concreto con il sistema e dalle attività svolte. In linea generale, chi utilizza sotto la propria responsabilità un sistema sviluppato da altri è un deployer; ma sviluppare o far sviluppare un sistema per metterlo a disposizione, modificarlo in modo rilevante o integrarlo in un prodotto proprio può comportare un ruolo diverso. Per questo il ruolo non va presupposto: si valuta caso per caso.
Si parte da un sistema concreto: finalità, contesto d’uso, dati coinvolti, ruolo dell’organizzazione e fornitore. Su queste basi si può stabilire come il sistema viene qualificato e quali verifiche siano davvero necessarie. Lo Studio ha sviluppato AI Risk Overview proprio per questo primo inquadramento: è un servizio preliminare, con esito revisionato dal professionista, che indica anche quando serve un approfondimento ulteriore. Non è una certificazione e non sostituisce un audit.
Quando un sistema AI tratta dati personali le due discipline si applicano in parallelo e vanno coordinate: ruoli, basi giuridiche, informative, contratti con i fornitori, valutazioni d’impatto. Non si sostituiscono a vicenda. Gli aspetti privacy sono trattati nella pagina dedicata a Privacy & Data Protection.
Almeno: che cosa fa il sistema e per quale finalità; quali dati dell’azienda o di terzi vi verranno inseriti; quale ruolo assumerà l’organizzazione; chi è il fornitore e quali informazioni e garanzie contrattuali mette a disposizione; condizioni d’uso, trattamento degli output ed eventuale uso dei dati per addestrare il sistema; il contesto di impiego e il livello di attenzione che richiede. Farlo prima dell’acquisto, quando le condizioni sono ancora negoziabili, è più semplice che correggere dopo.
Un confronto con lo Studio parte da come la vostra organizzazione usa davvero l’intelligenza artificiale: da lì si capisce quali regole servono, quali presidi sono proporzionati e quando conviene un approfondimento.