Il mapping avviato dall’EDPS sui sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dalle istituzioni, agenzie e organismi dell’Unione europea non va letto come una fotografia dell’uso reale dell’AI, né come un tentativo di scoperta.
È un esercizio preliminare di standardizzazione amministrativa: serve a trasformare pratiche tecnologiche eterogenee in oggetti giuridicamente trattabili ai fini dell’AI Act.
Il suo valore non risiede nella completezza dei dati, ma nella funzione che svolge: fissare un linguaggio pubblico e un primo perimetro di visibilità in un ecosistema dominato da tecnologie opache e private.
Proprio per questo, il mapping rivela tanto ciò che entra nella governance quanto ciò che tende a restarne fuori.
1. Il mapping come costruzione dell’oggetto giuridico
L’amministrazione governa, spesso, processi molto complessi e lo fa sempre attraverso categorie giuridiche che rendono l’azione imputabile, controllabile e contestabile.
Il mapping EDPS si colloca esattamente in questa traiettoria. Non introduce l’idea che senza mappatura non possa esistere alcuna forma procedimentale, ma segnala un cambio di paradigma imposto dall’AI Act: l’AI non è più solo uno strumento tecnico incorporato nei procedimenti, bensì un oggetto normativamente autonomo, con obblighi propri.
Per questo deve essere:
- nominata,
- delimitata,
- resa riconoscibile.
In questo senso, il mapping non “scopre” l’AI, ma istituzionalizza un nuovo modo di renderla giuridicamente rilevante.
2. Standardizzazione come tentativo di controllo, non come neutralità
Il questionario EDPS non è uno strumento neutro di osservazione.
È un atto di standard setting, attraverso cui il regolatore tenta di imporre un linguaggio pubblico a tecnologie nate e sviluppate in contesti privati, spesso opachi.
La grammatica regolatoria non pretende di esaurire la realtà tecnologica, ma di renderla governabile. Definendo cosa conta come “sistema di AI”, come lo si delimita e quali elementi assumono rilevanza giuridica, il mapping opera una selezione necessaria.
In concreto, questo significa ridurre la complessità a un livello compatibile con l’azione amministrativa.
Questo processo non è egemonico né definitivo.
È uno sforzo iniziale di riappropriazione del controllo pubblico su una catena del valore che, fino a oggi, ha prodotto soprattutto asimmetrie informative.
3. Auto-dichiarazione, inerzia e assenza di strategia unitaria
Le lacune del mapping non vanno lette come il risultato di una strategia coerente di elusione da parte delle istituzioni. Nella maggior parte dei casi, esse derivano da frammentazione organizzativa, disallineamento interno e carenza di competenze trasversali.
La rappresentazione fornita al mapping è spesso il prodotto di silos amministrativi: chi acquisisce la tecnologia non coincide con chi ne valuta gli effetti giuridici e chi risponde al regolatore raramente dispone di una visione completa.
In questo contesto la qualificazione minima non è una mossa strategica ma una reazione difensiva a un’incertezza strutturale.
Il mapping, quindi, non smaschera un disegno unitario, ma rende visibile un’amministrazione che fatica a ricomporsi come soggetto cognitivo unico di fronte all’AI.
4. Delimitazione e fuga dalla qualificazione
La difficoltà di delimitare il “sistema di AI” rispetto ai processi amministrativi non è un ostacolo tecnico insormontabile.
Dal punto di vista ingegneristico, API, moduli e servizi sono spesso chiaramente identificabili.
Il problema è giuridico e organizzativo: quando la delimitazione comporta conseguenze regolatorie rilevanti, l’incentivo naturale è evitare la qualificazione, soprattutto in assenza di linee guida operative chiare.
La cosiddetta “fuga dalla qualificazione” non è una strategia sofisticata, ma una scorciatoia amministrativa:
- se non riesco a definire l’oggetto con certezza,
- lo escludo dal perimetro.
Il mapping EDPS intercetta per la prima volta questa tensione, mostrando quanto la logica dell’AI Act — basata su sistemi identificabili — fatichi a innestarsi su pratiche amministrative costruite per processi continui e distribuiti.
5. Inventari e isole di compliance
Un inventario parziale è fisiologico in una fase iniziale.
Il rischio non è l’incompletezza in sé, ma l’uso che se ne fa.
Quando l’inventario diventa il principale strumento di governo, la compliance tende a concentrarsi sui sistemi visibili e formalizzati, creando isole di conformità ben presidiate.
Attorno a queste isole, però resta un mare di pratiche tecnologiche diffuse meno appariscenti e quindi meno governate.
Questa dinamica non nasce da una scelta strategica consapevole, ma da inerzia e pressione contingente.
Il mapping può rafforzarla se viene scambiato per una rappresentazione esaustiva dell’uso dell’AI.
6. Catena del valore, mercato e punto cieco regolatorio
Gran parte dell’AI nella PA è fornita da operatori privati.
La capacità di mappare dipende, quindi, dalla trasparenza che il mercato consente.
È vero che, nel medio periodo, la conformità all’AI Act potrà diventare un vantaggio competitivo per i grandi fornitori standardizzati. Ma proprio per questo il rischio di opacità tende a spostarsi:
- dai prodotti “certificabili”,
- ai sistemi custom,
- alle integrazioni su misura,
- alle componenti meno visibili della catena del valore.
Il punto cieco non contraddice la grammatica regolatoria ma ne segnala il limite operativo: la PA può imporre un linguaggio, ma non controlla interamente ciò che quel linguaggio riesce a illuminare.
Conclusione
Il mapping EDPS non è uno strumento di scoperta, né un semplice inventario.
È il primo tentativo sistematico di imporre una grammatica pubblica a tecnologie sviluppate in un ecosistema privato e opaco.
Il suo valore non sta nel dire “dove è l’AI”, ma nel mostrare dove la governance amministrativa incontra resistenza:
- nella delimitazione dei sistemi,
- nella frammentazione organizzativa,
- nella dipendenza dalla catena del valore.
Per questo, la vera evoluzione non potrà limitarsi a mappe più dettagliate ma dovrà spostare l’attenzione dal singolo tool alla catena decisionale, umana e algoritmica, che conduce all’atto amministrativo finale.
Il mapping EDPS non realizza questo passaggio ma lo rende, per la prima volta, inevitabile.